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Bitcoin: il problema è la gestione



La Redazione Articolo pubblicato il 14/11/2017 08:30:52
Non è il prezzo del Bitcoin che deve preoccupare gli investitori, ma la gestione!

 

La minaccia che il Bitcoin rappresenta per il “vivere comune” è un argomento che è stato protagonista dei titoli di numerose testate online nel corso degli ultimi mesi, pensate che, secondo gli analisti di Citigroup, la corsa degli interessati a minare nuovi Bitcoin in un ambiente connotato dalla necessità di sfruttare sempre più computers contemporaneamente, potrebbe condurre la totalità degli individui coinvolti in questa attività a consumare tanta energia elettrica quanto l’intero Giappone ed a confermare questa teoria sono le strutture appositamente create che, in alcuni casi, come ad esempio in Mongolia, si rivelano di dimensioni letteralmente enormi!

Quello evidenziato da Citi, in ogni caso, è un problema che si mantiene tale solo sino a quando la “corsa al Bitcoin” rimane un must per gli interessati, guardiamo invece agli eventi occorsi nel passato week end: la regina delle cryptovalute ha visto il suo valore passare da 7300 a poco più di 5600 dollari e questo mette in evidenza il problema della valuta digitale, ossia l’incapacità di evolversi in un solo “pezzo di codice” senza scindersi separatamente.

La principale causa del recente calo sarebbe un conflitto che dura ormai da tempo tra investitori, moneta digitale ed il fallimento della valuta stessa nel tentativo di risolvere i suoi problemi più evidenti.

Il Bitcoin è stato progettato per servire una rete di pagamenti estremamente funzionali, ma non è riuscito a soddisfare questa attesa.  Il boom delle transazioni, accompagnato dall’aumento del valore della cryptovaluta, ha portato a quella che potremmo definire una seria congestione della rete.

Ogni blocco della blockchain è di dimensioni limitate e le transazioni divengono lente in fase di elaborazione e poi dobbiamo tener conto dell’aumento dei costi degli scambi che hanno passato i 10 dollari: a questo punto, visti gli ostacoli nell’utilizzare la moneta digitale, gli utenti lo trattano al pari di una commodity, ossia lo accumulano.

Se parlassimo di Microsoft oppure di Apple, basterebbe un cenno del CEO per creare una sorta di patch atta a migliorare l’intero sistema, ma qui siamo nella terra delle cryptovalute ed un problema tutto sommato banale è stato in grado di dare il via ad una vera e propria guerra tra sviluppatori, minatori e quelli che potremmo quasi definire come “evangelisti della cryptovaluta”, con questi ultimi che da anni manifestano un certo disagio… Coloro che vorrebbero mantenere contenuta la size dei blocchi sono accusati di essere fondamentalmente dei nostalgici, gli altri di voler centralizzare il potere.

Come protesta, nel mese di agosto, è stata lanciata una cryptovaluta con blocchi di dimensioni maggiori, ovvero il Bitcoin Cash, ma alla fine il Bitcoin rimane il Bitcoin

Questi eventi hanno cambiato il modo di vedere il Bitcoin da parte dei mercati, proprio in un momento in cui Wall Street stava iniziando a mostrarsi maggiormente a suo agio con la valuta digitale per eccellenza.  Il Bitcoin Cash guadagna terreno, ma il Bitcoin scende; la potenza di calcolo è dirottata verso il suo successore alla ricerca di maggior ritorno economico e, se questa tendenza dovesse continuare, allora le transazioni in Bitcoin diverranno ancora più lente.  Supponendo che non si tratti di un evento isolato, gli investitori più ottimisti si dicono convinti che il Bitcoin Cash sia pronto per divenire il nuovo Bitcoin, un evento che sarebbe senza dubbio migliorativo dal punto di vista delle transazioni.

Indipendentemente da quale dei due sia degno di maggior merito sorge un dubbio di certo non da poco: se ogni fork conduce ad una nuova moneta, come può essere sostenibile il boom delle quotazioni?

I fedelissimi pensano che sia raro e prezioso come una sorta di “Oro digitale”, ma presto potrebbero trovarsi ad affrontare una dura realtà che ci parla di un Bitcoin come una cryptovaluta tra tante…

 

Fonte Bloomberg

 

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