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Commodity Report del 9 gennaio 2017
(Pag. 1)



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 09/01/2017 10:42:13


I dati sul lavoro USA divulgati venerdì scorso hanno mostrato, così come quasi tutti gli indicatori macroeconomici delle ultime settimane, che l’economia è in rallentamento e che non si è approfittato delle consueta accelerazione che solitamente appare nel periodo natalizio, quando aumenta la propensione alla spesa dei consumatori e i posti di lavoro stagionali. Tutto sotto le medie o quasi questa volta, eppure l’entusiasmo con cui i compratori fanno salire le borse in questa fase è sorprendente. 

S&P-500 

Nel grafico viene mostrato il cosiddetto effetto Trump sulla borsa USA. L’S&P-500, fin dal giorno successivo alle elezioni presidenziali, ha fatto segnare una serie interminabile di sessioni rialziste, che hanno portato l’indice delle 500 azioni più capitalizzate d’oltreoceano a toccare molti nuovi massimi assoluti. I pareri degli analisti sulla possibilità che il rialzo continui sono discordi, c’è qualcuno che chiama a gran voce lo short ritenendo che l’effetto Trump sia alla fine e chi, per la verità sono la maggioranza, pensa che si potrà continuare bellamente a far festa in borsa, puntando sull’ottimismo derivante dalla promesse di forti investimenti su nuove infrastrutture e creazione di posti di lavoro derivanti ad esempio dalla stesse aziende USA che negli ultimi due decenni hanno bellamente delocalizzato la produzione in Asia; Trump vuole che quei posti di lavoro siano ricreati in patria e la notizia di oggi è che Fiat intende investire nuove risorse per la ricerca sulla nuova Jeep, proprio negli Stati Uniti. Già, avete capito bene, si tratta dello stesso gruppo che è fuggito dal nostro Paese delocalizzando a più non posso durante gli ultimi anni, appoggiato dai governi che si sono succeduti dal 2011 in poi nel silenzio totale dei sindacati, nel nome del liberismo e della globalizzazione. Capito perchè Trump è un problema per le élite?  

 



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