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Commodity Report numero 135 del 14 maggio 2018



La Redazione Articolo pubblicato il 15/05/2018 16:30:59


È uscito il nuovo Commodity Report 

In questo numero:

  • La geopolitica tiene banco 
  • Volatilità: il tema del 2018
  • Commodities: il punto della situazione
  • Struttura portafoglio

 

I temi geopolitici continuano a tenere banco e a prevalere per la determinazione di prezzi e volatilità di alcuni asset sui mercati finanziari, rispetto a fondamentali e dati macroeconomici. Succede così che, mentre i prezzi dell’obbligazionario USA iniziano a stabilizzarsi, in vista di un probabile nuovo aumento dei tassi da parte della Fed, Wall Street continui ad applaudire alle politiche protezionistiche di Trump. Le quotazioni dell’indice S&P-500 infatti, si stanno riportando verso la parte alta del trading range (tra 2800 e 2550), in essere da febbraio. 

L’ultima trovata dell’amministrazione USA, ha dato slancio al settore automobili, quando ha proposto di tassare l’import di auto dalla UE, spingendo cos’, indirettamente, i modelli made in USA, in barba ai teorici del libero commmercio. Poiché tuttavia è ovvio che ad ogni azioni corrisponda una reazione, è tutto da dimostrare che questa politica così estrema funzioni davvero nel medio periodo, considerato proprio lo staus quo globale in tema di relazioni commerciali tra Stati. 

Dopo la questione siriana, messa temporaneamente in naftalina dalla propaganda del mainstream, in questi ultimi giorni tiene banco la delicata questione dei rapporti con l’Iran. Gli Usa infatti, uscendo unilateralmente dalla trattativa per il nucleare, hanno iniziato una schermaglia diplomatica con la UE, minacciando sanzioni verso chi intraprenda relazioni economiche con Teheran. E qual è il Paese europeo che risentirebbe di più di una situazione di questo tipo? Ma naturalmente l’Italia, che vanta commesse per circa 27 mld di dollari annui proprio in Iran. 

E a proposito di Italia, non mi soffermo in questa sede sul già criticassimo nuovo governo che sembra stia nascendo, ma il pensiero va al fatto che sarebbe veramente dura far peggio di chi ci ha governato dal 2011 in poi, peggiorando sistematicamente tutti gli indicatori economici e rispondendo unicamente ai diktat di chi vuol fare dell’Italia una colonia, con una posizione strategica invidiabile nel mediterraneo. Nonostante le mille avversità, l’Italia è ancora qui e rialzerà la testa ancora una volta.  

 

Per leggere tutto il report e le raccomandazioni operative di Giancarlo Dall'Aglio, iscriviti qui 

 

 



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