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Euro Dollaro: e se fosse un bluff?
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Riccardo Zarfati Articolo pubblicato il 10/01/2017 17:00:52
Le variabili in gioco sono molte. Innanzitutto le politiche monetarie. La BCE ha già svelato le sue carte per il 2017, estendendo il QE fino al Dicembre 2017, seppure con acquisti in diminuzione da aprile in poi. La Fed ha alzato due volte i tassi nel 2016 (rispetto ai 4 aumenti previsti), mentre nel 2017 sono attesi ulteriori 3 aumenti.

 

Cambio Euro-dollaro sulla parità: chi opera da un pò di tempo sui mercati sa bene che quando il consenso su un certo target diventa quasi unanime, di frequente l’evento non si avvera. Almeno nel breve

Questo potrebbe essere il caso del cambio Euro-Dollaro. Una coppia che dopo la rottura al ribasso di un lungo range di stabilizzazione, ha portato molti analisti e commentatori (me incluso) ad ipotizzare come molto probabile il raggiungimento della parità. Di questo avviso ad esempio Barclays e Deutsche Bank tra i primi a parlare di un raggiungimento di quota 1,00 del cambio EUR/USD. Ipotizzando anche discese ben al di sotto. Lo stesso vale per Citigroup, che vede il cambio a 0,97 nel 2017. A loro si contrappone tuttavia una certa schiera di scettici, come nel caso di Commerzbank , che prevede un punto di equilibrio attorno ad 1,04.

 

 

 

Le variabili in gioco sono molte. Innanzitutto le politiche monetarie. La BCE ha già svelato le sue carte per il 2017, estendendo il QE fino al Dicembre 2017, seppure con acquisti in diminuzione da aprile in poi. La Fed ha alzato due volte i tassi nel 2016 (rispetto ai 4 aumenti previsti), mentre nel 2017 sono attesi ulteriori 3 aumenti. Trump nel passato aveva accusato la FED di aiutare il governo non aumentando i tassi. Ora i nuovi rapporti di forza introducono una ulteriore incognita in una equazione che si fa più complessa.

Molto dipenderà anche dai dati macro in arrivo, che riflettono la forza relativa delle due economie, quella USA e quella di Eurozona. Da una parte vi è la promessa di politiche fiscali più espansive, che se mantenute potrebbero rinforzare la già più dinamica economia USA con nuove spese per investimento e con crescite dei profitti aziendali. Questo sarà un bene anche per l’economia europea, almeno di riflesso. Perchè al momento una chiara forza autonoma di Eurozona non si vede.PIL e inflazione rimangono in molti paesi piuttosto depressi, senza particolari slanci. Vi sono anche delle incognite politiche per l’Europa. Se finora la Brexit non ha causato gli sfracelli previsti, vi sono le elezioni di Francia, Germania, Olanda e (forse) Italia nel 2017. Quando il progetto europeo, che appare ora in fase di stand-by, verrà nuovamente messo alla prova.

Quanto detto sopra lascia nel complesso propendere per un ulteriore rafforzamento del dollaro. Se non fosse che i mercati hanno di frequente la capacità di scontare gli eventi con largo anticipo. E dobbiamo tenere a mente che siamo comunque già scesi da 1,40 ad 1,05 (-25%) in meno di 3 anni.

 

A seguire - Analisi grafica e sintesi operativa



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