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Italia: il ceto medio presto al collasso



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 19/06/2014 09:21:19

l'Italia in aprile ha versato 4.4 mld ai fondi salva Stati europei, intanto il ceto medio viene spolpato attraverso tasse insostenibili



Gli italiani sono sempre stati un popolo di risparmiatori, questo è il motivo per cui il nostro paese si tiene ancora a galla, nonostante le politiche di tasse ed austerità implementate dai governi che si sono succeduti dalla fine del 2011, sotto dettatura dei burocrati di Bruxelles.

Il vero protagonista, dal dopoguerra è stato il mattone, con esso si poteva trasmettere ai propri figli qualcosa che aumentava di valore nel tempo, qualcosa di concreto.

Adesso stiamo assistendo all’espoliazione di tutte le ricchezze private degli italiani, il nostro paese infatti resta la preda più ambita. Le politiche dell’Europa tendono a spostare la ricchezza dai privati cittadini  allo stato e poi, successivamente, dallo stato al sistema bancario che risulterà l’ultimo beneficiario di un continuo depauperamento.

Inutile ricordare che la crisi del 2008 è stata creata proprio dalle banche, salvate a suon di interventi dagli Stati attraverso i soldi dei contribuenti. Parallelamente si fa credere all’opinione pubblica, manipolando l’informazione, che la crescita dell’inflazione sia “buona e giusta”,  dove per inflazione, si deve intendere quella creata ad arte, per far si che il potere di acquisto diminuisca sempre di più permettendo l’arricchimento solo di una piccola parte di persone.  

In Italia chiudono migliaia di imprese ogni mese, quelle che hanno sempre rappresentato l’eccellenza di cui il nostro paese è sempre stato protagonista; artigianato di qualità e manifattura di pregio. Le continue aperture commerciali, anche indiscriminate, ai paesi emergenti che sul lavoro agiscono senza regole, con l’inondazione dei nostri mercati di valori e merci di scarsa qualità, ha fatto si che ci fosse una disparità di trattamento e quindi anche una disparità di risultati. In Europa, all’opposto, vigono migliaia di regole che sembrano fatte apposta per confondere e bloccare l’intero sistema.  Risultato? L’Italia non regge più la concorrenza (sleale) dei paesi emergenti, e in Europa, per colpa dell’Euro, è costretta a correre con mani e piedi legati, ,mentre la Germania va alla massima velocità possibile grazie al cambio fisso a lei favorevole.

E quindi che si fa ? Si protesta, si chiede di cambiare ? Niente di tutto questo. Lo scorso 16 giugno eravamo tutti in fila a pagare tasse assurde senza protestare e in cambio di nessun servizio che le giustifichi . Il  popolo italiano sembra lobotomizzato, e si comincia ad avvertire un senso di rassegnazione che preoccupa.

Come al solito chi sostiene la baracca è il ceto medio, vittima che, per prima (e spesso unica), sta contribuendo a tenere a galla il paese, proprio mentre si continua a parlare  di redistribuzione ed equità. Qualche giorno fa la Cgil chiedeva nuovamente a gran voce la “patrimoniale”. Eppure questi signori sanno bene che di patrimoniali in vigore attualmente ve n’è già più di una.

Ad esempio per chi detiene più unità immobiliari, tra Irpef e addizionali regionali e comunali, si raggiunge una tassazione ben superiore al 50% del reddito. Ma attenzione perchè il vero colpo arriva dall’Imu con la quale si raggiunge un’imposizione fiscale totale che sfiora il 65%. In realtà il problema non è tanto il fatto che resti solo il 35% di quanto si incassa (cosa già di per sé scandalosa e prontamente taciuta da parte dell’informazione ufficiale), ma il fatto che questo 35% deve andare a coprire anche le spese di manutenzione straordinaria spesso non detraibili in alcun modo. E il problemi crescono a dismisura in caso di morosità degli inquilini, perchè anche gli affittuari, in questo sistema in crisi, hanno difficoltà nei pagamenti. E quando saltano i pagamenti il 35% non è più tale. La velocità di circolazione della moneta, in queste situazioni, scende ai minimi e alimenta il cane che si morde la coda. 

E poi ci sono le altre tasse occulte,  quelle che si pagano quotidianamente senza accorgersene. Accise sull’energia, Iva al 22% sui beni di consumo (salvo ulteriori possibili aumenti), tasse sulle assicurazioni obbligatorie, tasse sugli spettacoli sul cinema e sulla Rai, bolli su documenti (patente e passaporto) che aumentano, tasse di soggiorno se alloggi in un Hotel fuori città. Il tutto per mantenere un gettito fiscale invariato rispetto all’anno scorso a fronte di una base che invece diminuisce perché vengono meno soggetti che fino a qualche mese prima erano ancora in pista e adesso si sono arresi. Lo scompenso derivante non potrà che essere colmato da quel ceto medio che non può godere degli escamotage fiscali sfruttati invece dai grandi nomi, ma che è costretto a pagare fino all’ultimo centesimo per sostenere l’enorme macchina pubblica.

Intanto mentre gli italiani si sono messi in coda per pagare gli esosi tributi, il debito italiano ha toccato nuovi massimi storici: attualmente si sfiorano i 2mila 150 miliardi. Il tutto mentre dall’estero continuano a elogiare il governo Renzi per le riforme “strutturali”. Ma quali? La “nuova” legge elettorale che stanno facendo, ad uso e consumo dei partiti che già fanno il bello e il cattivo tempo? Oppure le vendite una tantum di aziende controllate dallo stato, come Enel ed Eni e dalle quali si otterranno solo incassi altrettanto una tantum in cambio di svendite ? Le stesse che hanno visto l’inizio della fine già tre anni fa in Grecia e adesso anche in Portogallo e in Spagna. Cifre che fanno apparire ridicole quelle degli scandali del Mose o dell’Expo che nel paragone vanno considerate mancette per ladri di polli.  

Infine un dato di cronaca di cui nessun giornalone o Tg parla: L’Italia ha versato in Aprile 2,9 miliardi di rata per l’ESM e ’1,5 miliardi necessari per finanziare l’altro meccanismo “salvastati”, l’EFSF. Il nostro paese difficilmente accederà a quei fondi. E fin quando se ne potrà fare a meno sarà un bene perché il giorno che si decidesse di sfruttarli, l’Italia sarà costretta  a cedere  quanto resta della nostra già limitatissima sovranità, accettando condizioni a scatola chiusa. Sarà il momento in cui la Troika siederà a palazzo Chigi.   



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