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Oro: la Storia indicherà il percorso
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Gabriele Picello Articolo pubblicato il 23/01/2017 05:00:05
Tra gli elementi che contraddistinguono il programma politico di Trump in grado di sostenere le quotazioni dell’Oro troviamo la volontà di rinegoziare il North American Free Trade Agreement, nonchè la possibile applicazione di tasse aggiuntive alle ditte che delocalizzano la loro produzione all’estero

 

Il Toro dell’Oro (perdonate il gioco di parole…) ha ancora molto spazio davanti a se e la corsa può continuare, soprattutto adesso che la Storia è dalla sua parte.

In redazione non siamo impazziti, abbiamo solamente osservato - grazie al supporto fornito da Bloomberg - cosa è successo al metallo prezioso nelle più recenti transizioni presidenziali e, come si può notare nell’immagine che segue, dalla metà degli anni ’70 l’Oro si è mosso in rialzo del 15% circa in ben cinque elezioni USA su un totale di sette; movimento meno positivo, invece, per l’SP500 che cede una media dello 0.9% in quattro eventi elettorali.

 

Partendo da Gerald Ford per arrivare ad Obama, il metallo giallo si è sempre confermato come il bene rifugio prediletto dagli investitori per superare i cambiamenti in ambito politico.  Nel corso di quest’anno l’Oro si è mosso in rialzo di circa il 5% sulla scia positiva innescata dai molti punti interrogativi che circondano la politica di Donald Trump (neoeletto presidente USA) ed altre vicende di risonanza mondiale come, ad esempio, la Brexit.

I Gold Bulls (gli investitori convinti di un rialzo delle quotazioni dell’Oro) sembrano essere particolarmente sicuri: le tensioni con i partner commerciali degli Stati Uniti, Cina in primis, e gli scarsi dettagli sulla politica di Trump in termini di stimolo fiscale saranno due elementi in grado di sostenere le quotazioni del prodotto.

 

 

 

Tra gli elementi che contraddistinguono il programma politico di Trump in grado di sostenere le quotazioni dell’Oro troviamo la volontà di rinegoziare il North American Free Trade Agreement, nonchè la possibile applicazione di tasse aggiuntive alle ditte che delocalizzano la loro produzione all’estero oppure importano prodotti da paesi terzi, un contesto, quest’ultimo, che vale soprattutto per la Cina.

 

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