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Petrolio, Emirati: un barile a 50 dollari serve a poco, anzi: a pochi!



La Redazione Articolo pubblicato il 17/01/2017 21:00:49
Sicuramente stiamo parlando di un ottimo risultato, che potrebbe tuttavia non rivelarsi particolarmente utile alla maggior parte dei paesi produttori, che necessitano di prezzi ancor più alti per risanare i loro bilanci

 

I prezzi del Petrolio hanno messo a segno un netto recupero (quasi il 20%) da quando sono stati siglati gli accordi di Vienna che prevedono una contrazione produttiva da parte dei paesi OPEC insieme ad altri produttori esterni al Gruppo ed attualmente si attestano al di sopra dei 50 dollari per barile.

Sicuramente stiamo parlando di un ottimo risultato, che potrebbe tuttavia non rivelarsi particolarmente utile alla maggior parte dei paesi produttori, che necessitano di prezzi ancor più alti per risanare i loro bilanci devastati dal calo delle quotazioni iniziato nel 2014 (vedi grafico a seguire).

 

 

 

Di quanto appena scritto è convinto il ministro dell’energia degli Emirati Arabi Uniti Suhail Al Mazrouei che sottolinea, inoltre, come il prezzo non dovrebbe essere considerato il vero obiettivo dell’operazione messa in piedi dal Cartello.

Ora il barile di greggio vale circa il 50% in meno rispetto al 2014, con le quotazioni che sono state oggetto di un vero e proprio crollo a seguito dell’eccesso di offerta venutosi a creare a causa della ingente produzione di produttori OPEC e non; durante questi anni trascorsi all’insegna del surplus e di prezzi depressi, si riscontra una richiesta di prodotto in crescita ad un ritmo maggiore rispetto a quanto previsto - continua Al Mazrouei - ed in questo contesto fervono le attività con, ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti che dichiarano di voler rispettare gli impegni presi ma che, al contempo, si stanno adoperando alacremente per preparare il terreno ad un aumento della capacità produttiva dagli attuali 3.15 milioni di barili giornalieri a 3.5 milioni.

Il discorso sui prezzi del barile è controverso e, probabilmente, gli stessi produttori non desiderano incrementi tali da innescare un nuovo incremento della produzione ed inoltre sarà necessario monitorare le azioni dell’OPEC che, fissando in sei mesi la durata dell’accordo, ha chiaramente lasciato intendere che la situazione attuale  (produzione soggetta a limiti) non durerà molto a lungo (Neil Atkinson, International Energy Agency).

Secondo i dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale la maggior parte dei paesi aderenti al GCC (Gulf Cooperation Council) necessita di un prezzo ben superiore ai 50 dollari per barile per equilibrare i bilanci nel 2017: gli Emirati avrebbero un equilibrio con un Petrolio a 60 dollari per barile e nella stessa situazione si trova anche l’Arabia Saudita, che sta adottando le opportune misure al fine di ridurre la dipendenza dal greggio della sua economia.

Attualmente solo il Kuwait è in grado di pareggiare il bilancio con un barile al di sotto dei 50 dollari.

 

Dati con fonte Bloomberg


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