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Petrolio: Kill the Iran deal!



La Redazione Articolo pubblicato il 13/10/2017 12:00:55
Il 15 ottobre si avvicina e Trump dovrà chiarire la sua posizione in merito all’accordo tra Stati Uniti ed Iran…

 

Teheran sta lottando strenuamente per attirare investimenti nel settore energetico della nazione e se gli USA decidessero di ritirarsi dall’accordo che ha concesso la revoca delle sanzioni applicate all’Iran a seguito del programma nucleare le cose potrebbero complicarsi ancora di più.

Probabilmente non si avrebbe un impatto immediato sui 2,3 milioni di barili giornalieri che costituiscono le esportazioni iraniane attuali, ma non c’è dubbio che le società straniere potrebbero trovarsi di fronte a nuovi ostacoli e società come Total - la prima grande società occidentale a siglare un accordo commerciale con l’Iran dalla revoca delle sanzioni - avrebbero notevoli difficoltà ad apportare i 100 miliardi di dollari in investimenti nel settore Oil & Gas di cui l’Iran necessita.

 

Trump e ritiro dagli accordi: quale l’impatto sul settore energy?

Una dichiarazione rilasciata da Donald Trump nel corso di questa settimana chiarisce il pensiero del presidente USA sull’operato di Teheran, ovvero: l’Iran non ha mantenuto fede ai patti che hanno condotto alla revoca delle sanzioni da parte delle potenze mondiali ormai due anni fa; pronta la risposta del ministro degli esteri iraniano Javad Zarif che punta il dito contro gli Stati Uniti accusandoli di non essere stati in grado di rimanere nell’affare.

Come detto in apertura l’impatto principale si verificherebbe, con tutte le probabilità, sugli investimenti in arrivo dall’occidente tanto necessari per ripristinare l’industria energetica locale e non dobbiamo dimenticare che gli States hanno la giusta leva per intervenire contro le società che dovessero collaborare con la repubblica islamica in quanto molte di esse risultano operative anche negli Stati Uniti.

Per quanto concerne le esportazioni Iman Nasseri, consulente presso la londinese FGE, sostiene che il presidente USA potrebbe avere limitate capacità nel ridurre le stesse, poichè durante l’ultimo regime sanzionatorio ci trovavamo di fronte ad un’Europa che imponeva un embargo totale ed a clienti asiatici disposti ad acquisire volumi inferiori, ma ora la situazione è ben diversa ed a meno che altre nazioni non siano pronte a ritrattare le condizioni degli accordi l’America di Trump si troverà isolata in un’eventuale azione volta a colpire le spedizioni di greggio di Teheran.

 

Petrolio: produzione ed export

Gli Stati Uniti non hanno acquistato Petrolio iraniano per circa 40 anni, ma da quando le sanzioni sono state revocate il paese del Golfo ha trovato ottimi sbocchi nei mercati asiatici ed europei con un export quasi raddoppiato tra i 2,2 ed i 2,4 milioni di barili giornalieri: nel dettaglio le spedizioni verso l’Europa sono aumentate a quasi mezzo milione di barili per giorno, mentre quelle verso la Cina hanno subito un incremento ai livelli più alti dal 2016 ad oggi.

 

“L’Europa non sembra disposta ad imporre nuovamente sanzioni al settore petrolifero come accadde nel 2012, il punto è che gli USA potrebbero tentare di esercitare pressione sui compratori di Petrolio iraniano, specialmente su quelli con risorse all’interno degli States” (Homayoun Falakshahi, analista presso Wood Mackenzie).

Secondo Nasseri uno scenario plausibile vedrebbe gli USA sostenere il patto con l’Iran con un’applicazione di sanzioni volte ad aumentare la pressione finanziaria: un ritorno alle condizioni del 2012 - 2015 è, invece, alquanto improbabile.

 

Iran e sviluppo del settore energy

Le riserve di Gas dell’Iran (33 trilioni di meri cubi secondo BP) sono le più grandi del mondo e quasi quattro volte superiori a quelle degli Stati Uniti.  Dalla revoca delle sanzioni Teheran ha aumentato la produzione di Petrolio di circa un terzo a ridosso dei 3,8 milioni di barili giornalieri ed il target prefissato è a quota 4,7 milioni di barili giornalieri nel corso dei prossimi cinque anni.

“Una decisione unilaterale degli Stati Uniti che preveda un ritorno delle sanzioni all’Iran - spiega Helima Croft, RBC Capital Markets - ridurrà l’entusiasmo di alcune società europee ed asiatiche e questo potrebbe tradursi in minori acquisti di greggio iraniano da parte delle raffinerie straniere, specialmente sotto la minaccia di un ritiro dei capitali statunitensi”.

 

Società straniere: quali quelle più esposte?

Tra le società maggiormente esposte troviamo senza dubbio la francese Total, impegnata nello sviluppo di South Pars, la porzione iraniana del più grande bacino di Gas Naturale esistente al mondo: le stime prevedono che l’avvio del programma di sviluppo necessiti di investimenti per almeno un miliardo di dollari.

I vertici di Total non hanno rilasciato dichiarazioni dettagliate e si sono limitati a sottolineare come l’operato della società rispetti le leggi internazionali, ma che la stessa azienda è pronta ad adattarsi ad eventuali variazioni delle stesse.

Tra le oltre 30 aziende coinvolte annoveriamo anche R.D. Shell, ENI ed il colosso russo Rosneft.

 

Fonte Bloomberg


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