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Petrolio: il surplus è stato debellato, ma l’OPEC taglia ancora
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La Redazione Articolo pubblicato il 16/05/2018 07:00:47
L’eccesso di offerta globale di Petrolio è stato praticamente debellato, ma anche a fronte di questo brillante risultato i membri OPEC continuano a mantenere la produzione a livelli ridotti ed al di sotto dei...

 

L’eccesso di offerta globale di Petrolio è stato praticamente debellato, ma anche a fronte di questo brillante risultato i membri OPEC continuano a mantenere la produzione a livelli ridotti ed al di sotto dei limiti imposti dagli accordi di Vienna di fine 2016.

A fronte di quanto accade in “casa OPEC”, si inizia a rilevare una certa difficoltà da parte dei fornitori esterni al Gruppo e non aderenti agli accordi di Vienna nel sostenere gli elevati livelli di produzione: in questo un esempio sono i produttori Shale statunitensi.

Stando al recente report mensile OPEC le scorte di Petrolio OECD sono scese, nel mese di marzo, ad appena 9 milioni di barili al di sopra della media quinquennale di riferimento contro i 340 milioni di gennaio 2017, mese in cui sono stati implementati gli accordi di Vienna con i conseguenti tagli alla produzione.

“Il mercato petrolifero è stato connotato da rinnovate tensioni geopolitiche che hanno innescato un restringimento della fornitura disponibile”: questo il succo dell’analisi condotta dai tecnici OPEC, il cui contenuto si riflette nei prezzi del Petrolio che si mostrano in forte crescita da quando gli accordi di Vienna sono stati implementati.

Nel tradizionale report mensile l’OPEC ha ribadito quanto affermato nel corso delle settimane passate, ovvero che il target principale della contrazione produttiva derivante dagli accordi di Vienna effettivamente è l’abbattimento delle scorte OECD sino a raggiungere la media quinquennale, ma allo steso tempo i tecnici OPEC hanno sottolineato come dovrebbe essere valutata l’introduzione di nuove metriche al fine di valutare i progressi fatti.

La produzione OPEC, attualmente, si attesta a 31,93 milioni di barili giornalieri (12000 barili in più rispetto a mese di marzo 2018), un volume che si mostra inferiore di 800000 barili giornalieri rispetto alla richiesta mondiale di Petrolio prodotto dal Cartello.

In questo contesto diviene sempre più evidente l’influenza dei cosiddetti “cali non programmati” come, ad esempio, quello del Venezuela, la cui produzione si presenta in vertiginosa contrazione a quota 1,5 milioni di barili giornalieri a causa della profonda crisi economica che attanaglia ormai da tempo il paese.

In calo anche la produzione dell’Arabia Saudita, maggior esportatore del Gruppo, che si attesta a 9,87 milioni di barili giornalieri (-39000 barili giornalieri rispetto al mese di marzo 2018).

 

A seguire - Shale Oil: cosa sta succedendo?

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