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Petrolio: la IEA spaventa il mercato



La Redazione Articolo pubblicato il 15/11/2017 05:26:47
IEA ed API spaventano il mercato del Petrolio, WTI in calo

 

I dati diffusi nella tarda serata di ieri dall’American Petroleum Institute (API) propongono agli investitori un possibile aumento delle scorte di Petrolio di 6,51 milioni di barili e questo, insieme alle dichiarazioni della International Energy Agency (IEA), ha contribuito a mettere sotto pressione i prezzi del greggio che, attualmente, scambiano a ridosso dei 55 dollari per barile (vedi grafico a seguire, fonte Barchart).

“I dati diffusi dall’API hanno smorzato le prospettive rialziste: suppongo che le esportazioni di greggio siano contenute per la seconda settimana consecutiva, in fin dei conti dopo due settimane da record le spedizioni potrebbero subire una battuta d’arresto” (Kyle Cooper, IAF Advisors).

I prezzi, come detto in apertura, subiscono anche l’influsso negativo delle dichiarazioni in arrivo dalla IEA, i cui tecnici pongono l’attenzione sui prezzi del prodotto che, nel caso in cui dovessero portarsi a livelli eccessivamente levati, potrebbero impattare negativamente sulla domanda di Petrolio, mettendo in forse anche la possibile estensione dei tagli alla produzione da parte di OPEC e produttori alleati.

“La crescita della domanda globale, insieme all’estensione dei tagli alla produzione, sono stati i due argomenti che hanno consentito ai prezzi di recuperare terreno nel corso degli ultimi mesi, mentre ora è abbastanza chiaro che alcuni dei timori che sono balzati all’attenzione durante l’ultimo mese stanno facendo la loro comparsa” (Gene McGillian, Tradition Energy).

Il WTI ha superato i 57 dollari sulla speculazione che OPEC ed alleati estenderanno il periodo di contrazione produttiva oltre il mese di marzo in un contesto connotato da tensioni in forte crescita in Medio Oriente, ma questo recupero è stato stroncato dalle dichiarazioni della IEA che avverte i mercati a proposito di una produzione Shale statunitense particolarmente tonica, con l’output  complessivo degli Stati Uniti che, nel 2025, potrebbe essere pari a quello saudita. nel momento di massima espansione.

Sul fronte della domanda, la International Energy Agency (IEA) prevede un calo di 200000 barili giornalieri nel corso del prossimo anno ad un totale di 98,9 milioni di barili giornalieri ed in ribasso è attesa anche la crescita della richiesta ad 1,3 milioni di barili giornalieri (-100000 barili giornalieri).

“Se mettiamo insieme i dati in arrivo pare proprio che saremo un po’ sovraccarichi nel primo trimestre 2018: gli investitori si stanno concentrando proprio su questo.  Siamo saliti troppo e troppo velocemente…” (Michael Loewen, Scotiabank).

 

Fonte Bloomberg

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