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Petrolio: perchè l’Arabia Saudita spaventa i mercati



La Redazione Articolo pubblicato il 14/11/2017 07:00:27
L’eccesso di offerta ha impaurito i mercati innescando un forte calo dei prezzi, ora i sauditi spaventano gli orsi e spingono il barile al rialzo. Perchè?

 

Al pari dei tagli alla produzione implementati da OPEC ed alleati che hanno abbattuto il surplus globale di greggio che tanto ha gravato sulle quotazioni del barile, le tensioni geopolitiche si sono abbattute con la forza di un maglio sui tre maggiori membri del Gruppo.  Si parte dall’Iraq, con l’esplosione di violenza nell’area di Kirkuk derivante dal referendum per l’indipendenza indetto dal governo della regione semiautonoma curda, e si arriva all’Iran, dove gli screzi tra Teheran e Washington potrebbero condurre ad una contrazione della fornitura di greggio in arrivo da quest’area.

E poi c’è l’Arabia Saudita… Si: poi c’è Riyadh, che ha colto di sorpresa il settore energy globale mettendo in atto una vera e propria epurazione tra gli elementi politici di spicco locali in grado di destabilizzare l’intera opposizione aumentando allo stesso tempo gli avvertimenti con quello che è tra i nemici storici del Regno, l’Iran.

Gli analisti non temono nessuna interruzione di fornitura a breve termine, ma il greggio saudita è così importante che il prezzo del barile ha reagito con un rialzo che lo ha condotto ai livelli più elevati degli ultimi due anni.

“A livello globale un barile di Petrolio su nove è prodotto in Arabia Saudita, ragion per cui qualsiasi cosa accada nel Regno ha un forte impatto sull’intero settore” (Paolo Scaroni, ex CEO di ENI).

La situazione appena descritta non è certo una novità per il mercato: accadde già nel 2014, quando la presenza - più che attiva - dei miliziani di Daesh all’interno dell’Iraq fornì lo spunto per condurre le quotazioni del greggio al di sopra dei 120 dollari per barile, ma in quel frangente tutto si risolse in modo rapido con l’aiuto della fornitura etra in arrivo dagli USA che ha causato il tracollo delle quotazioni che tutti noi ben conosciamo, un crollo a cui, non senza sforzi notevoli, stanno tentando di porre rimedio OPEC ed alleati con l’implementazione dei tagli alla produzione previsti dagli accordi di Vienna di fine 2016.  

 

Instabilità politica

Il rinnovarsi delle tensioni in Medio Oriente giunge in un momento critico, con l’azione di OPEC e produttori alleati che sta raggiungendo gli obiettivi prefissati inducendo una condizione del mercato petrolifero che rende lo stesso estremamente sensibile ad eventuali problemi di approvvigionamento.

Nella giornata del 7 novembre 2017 il future sul Brent ha superato i 64 dollari per barile: questa data coincide con l’inizio dell’operazione di polizia (pulizia…?) indetta dal principe saudita Mohammed bin Salman, l’ambizioso erede al trono saudita che ha intrapreso una vera e propria lotta all’ultimo sangue contro la corruzione che, a causa degli elementi coinvolti, ha letteralmente sconvolto l’ambiente politico del Regno.

“Dal punto di vista del settore petrolifero quanto accade in Arabia Saudita rischia di indurre una instabilità politica a medio termine in grado di minacciare la produzione di greggio”: questo il commento rilasciato da Jeff Currie (Goldman Sachs) che risulta sostanzialmente allineato con le dichiarazioni di Commerzbank, i cui analisti dichiarano apertamente che gli avvenimenti sauditi sono l’unico fattore in grado di minare la previsione di prezzi del Petrolio in debolezza nel corso del 2018.

La tensione interna dell’Arabia Saudita è esacerbata dal peggiorare delle relazioni tra Riyadh e Teheran, con la prima che accusa l’altra di aver tentato un vero e proprio attacco missilistico contro l’aeroporto internazionale della capitale del Regno: le autorità saudite hanno inoltre invitato i propri cittadini a lasciare il Libano, una terra che da sempre funge da “campo di battaglia” dove risolvere le controversie regionali e dove Arabia Saudita ed Iran (eterni nemici sia sul piano politico che sul piano religioso) sono storicamente coinvolti dal punto di vista politico.

 

Rischio geopolitico e prezzi


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