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Petrolio a 70 dollari: un’arma a doppio taglio!
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La Redazione Articolo pubblicato il 14/05/2018 05:00:30
Siete long sul Petrolio? Bene: in questo caso avrete avuto molte soddisfazioni, ma fate attenzione perché si tratta di una lama a doppio taglio…

 

L’aumento dei prezzi del Petrolio, per l’economia globale, potrebbe rivelarsi una vera e propria arma a doppio taglio: nel corso del 2018 le quotazioni del barile si sono mosse in rialzo del 14% e se è vero che gli esportatori, in questo contesto, godono di ottimi guadagni, altrettanto vero è che gli importatori hanno fatto il loro ingresso in un periodo di sofferenza.

Molto dipende dai motivi che hanno indotto l’aumento dei prezzi descritto appena sopra: in fin dei conti se si tratta di un incremento dovuto ad una condizione di carenza di offerta, allora siamo di fronte ad un contesto negativo, ma se a determinare il rincaro del barile dovesse essere una solida domanda globale, allora le cose sarebbero ben diverse e ci troveremmo in un contesto tutto sommato positivo.

Grafico Petrolio by Tradingview

Quanto sta accadendo non può che catapultarci in una situazione ben precisa connotata dalla presenza di vincitori e vinti, soprattutto tra i paesi emergenti: i paesi importatori vedranno aumentare la pressione man mano che le quotazioni salgono, mentre gli esportatori vedranno gonfiarsi i guadagni.

In questo contesto si propone l’abbandono, da parte degli USA, degli accordi stipulati con l’Iran sotto l’amministrazione Obama, e la decisione di Trump rappresenta una nuova fonte di incertezza, anche se autorevoli analisti sostengono che carenze di offerta ed eventi simili pesano solamente per il 50% del recente aumento delle quotazioni del greggio.

Ora dobbiamo porci alcune domande: cosa significa un greggio a 70 dollari per l’economia globale? Chi sono i vincitori ed i perdenti in questo contesto?

Tentiamo di rispondere a questa ed altre domande avvalendoci del supporto degli analisti di Bloomberg.

 

Cosa significa un greggio a 70 dollari per l’economia globale?

Di fatto l’economia mondiale sta godendo del più ampio slancio dal 2011 ad oggi ed un contesto connotato da prezzi del greggio in forte rialzo potrebbe risultare negativo ripercuotendosi sui redditi delle famiglie e, più in generale, sulla spesa dei consumatori, ma l’impatto potrebbe risultare molto variegato.  L’Europa si mostra come una delle aree esposte a maggior rischio, in quanto crescita economica ed attività industriale si stanno già moderando, ed a complicare la situazione è anche il fatto che buona parte dei paesi della regione si propongono come importatori di Petrolio.  Nel mirino anche la Cina - il maggiore importatore di greggio su base globale - dove ci si potrebbe attendere un ulteriore aumento dell’inflazione (nel 2018 si nota già un aumento al 2,3% dall’1,6% del 2017).  Per sferrare un colpo basso all’economia globale, tuttavia, i prezzi del Petrolio dovrebbero salire ancor di più rispetto ai livelli attuali: questo sostengono alcuni economisti che spiegano come i prezzi dell’energia tendano a salire nella prima parte dell’anno per poi cedere terreno; i consumatori, inoltre, hanno un’altra arma a loro disposizione, ovvero possono cambiare i fornitori al fine di contenere i costi.

 

Come influirà l’Iran sui mercati?

Nel corso di questa prima parte del 2018 i prezzi del Petrolio sono aumentati del 14%: metà di questo incremento riflette una domanda globale sostenuta, mentre l’altra metà deriva essenzialmente dall’esacerbarsi delle tensioni geopolitiche in grado di influire sull’offerta, ed un esempio di questo contesto è proprio la potenziale carenza di fornitura conseguente alla reintroduzione delle sanzioni all’Iran, anche se un eventuale deficit potrebbe risultare mitigato da aumenti produttivi in altre aree (vedi grafico seguente).

 

Chi sono i vincitori?

A questa domanda possiamo rispondere in modo relativamente semplice: i vincitori sono per la maggior parte quelle economie emergenti che si propongono come grandi produttrici di Petrolio; in questa classifica si piazza al primo posto l’Arabia Saudita con un output netto di greggio che pesa per il 21% del PIL a partire dal 2016.  Tra le altre nazioni che traggono enormi vantaggi da un contesto di mercato connotato da prezzi del greggio elevati troviamo Nigeria e Colombia.

 

Chi sono i perdenti?

India, Cina, Taiwan, Cile, Turchia, Egitto ed Ucraina sono tra le nazioni che potrebbero soffrire maggiormente nel caso in cui i prezzi del greggio dovessero salire ulteriormente.  Un Petrolio più caro eserciterà una maggior pressione sulle casse statali e renderà le economie in oggetto ancor più vulnerabili alle dinamiche politiche e monetarie statunitensi (aumento dei tassi di interesse…).

A seguire - Cosa comporta tutto questo per gli Stati Uniti?

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