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Soldi, riciclaggio e corruzione: che storia!



La Redazione Articolo pubblicato il 02/12/2017 10:00:14
Un trader turco specializzato in Oro, sanzioni USA, banchieri, corruzione e, soprattutto, denaro: molto denaro!

 

Reza Zarrab, trader turco di origini iraniane specializzato in Oro e coinvolto in un caso di corruzione internazionale, è pronto a svelare ad una giuria di New York i retroscena di un complotto volto ad eludere le sanzioni USA che attualmente gravano sull’Iran.

Zarrab (nell’immagine a seguire) è il testimone ufficiale del governo degli Stati Uniti nel processo a carico di Mehmet Hakan Atilla, vice amministratore delegato della controllata statale Turkiye Halk Bankasi: Atilla è accusato, insieme a Zarrab, di riciclaggio e di dirottamento di fondi iraniani attraverso il sistema finanziario a stelle e strisce; Zarrab, dichiaratosi colpevole, dovrebbe rilasciare le sue dichiarazioni proprio in questi giorni.

“Atilla e le sue macchinazioni hanno giocato un ruolo cruciale nel consentire l’accesso all’Iran ai dollari ed alle banche USA: l’Iran non ha bisogno di soldati, ma di un banchiere” (David William Denton Jr., assistente procuratore legale, nell’immagine a seguire).

La notizia della testimonianza di Zarrab ha letteralmente sconvolto i mercati turchi che, nella giornata di martedì, hanno visto crollare la valuta locale e le azioni di Halk Bank che hanno lasciato sul parterre il 7,9%.

Le rilevazioni di Zarrab dovrebbero essere in grado di porre fine ad un lungo periodo trascorso all’insegna dell’incertezza e le ripercussioni, in Turchia, raggiungono i massimi vertici dello stato con il presidente Erdogan che si è visto costretto a difendersi ad oltranza rilasciando una dichiarazione dove definiva l’accaduto un sordido complotto volto a destabilizzare l’economia turca.

“Atilla ed alcuni complici hanno utilizzato tecniche particolarmente raffinate nell’eseguire quelle transazioni che avevano come unico scopo quello di ingannare il governo statunitense - spiega Denton - ed hanno coperto le loro menzogne con ingenti tangenti versate a funzionari di alto livello del governo turco, tra cui si annovera anche Mehmet Zafer Caglayan che, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di ministro dell’economia”.

I pubblici ministeri statunitensi hanno chiarito che intendono utilizzare elementi raccolti durante un’indagine sulla corruzione turca avvenuta nel 2013, elementi che non sono mai stati utilizzati proprio grazie alle tangenti versate da Atilla (nell’immagine a seguire) e dai suoi complici che si sono tradotte in numerosi interferenze da parte dell’amministrazione Erdogan che hanno determinato l’annullamento delle indagini stesse.  I pubblici ministeri USA intendono chiamare a testimoniare anche un ufficiale di polizia turco che venne incarcerato dopo essere stato coinvolto nelle indagini: questo ufficiale si trova ora in America dopo essere fuggito dalla Turchia.

Zarrab, arrestato negli USA nel 2016, è accusato di aver fornito sostegno ai dirigenti di alcune banche turche consentendo loro di incanalare centinaia di milioni di dollari attraverso il sistema finanziario statunitense, un’operazione compiuta, come detto in apertura, nascondendo il denaro in elaborate transazioni: i nuovi sviluppi, tuttavia, inquadrano lo stesso Zarrab in un nuovo ruolo, ovvero quello del testimone chiave dell’intero procedimento.

Ben diversa la situazione di Atilla, che risulta accusato di frode, violazione delle sanzioni in essere e di cospirazione finalizzata al riciclaggio.  Complessivamente gli individui sotto accusa sono nove, tra cui Caglayan ed altri alti funzionari governativi turchi e dirigenti bancari, ma solamente Zarrab ed Atilla si trovano sotto la custodia degli Stati Uniti.

Nega l’intera questione Victor Rocco, avvocato di Atilla, che intende dimostrare come il suo assistito sia in realtà un onesto lavoratore coinvolto suo malgrado in questa sgradevole vicenda internazionale contraddistinta da intrighi, menzogne e, soprattutto, corruzione.

“Atilla è solamente una delle molte vittime di Zarrab: è una pedina, sfortunata ed indifesa.  Non ci sono prove che Atilla sia coinvolto direttamente e nemmeno che sia corrotto, a differenza del suo capo - Suleyman Aslan, ex direttore generale di Halk Bank - che ha incassato milioni di dollari in tangenti” (V. Rocco).

Rocco ha letteralmente preso d’assalto Zarrab, accusandolo di aver messo in piedi una vera e propria sceneggiata con l’unico fine di evitare il carcere: il testimone chiave degli USA avrebbe corrotto parte del sistema penitenziario (compresi alcuni detenuti) durante il periodo passato in detenzione, una corruzione che gli avrebbe inoltre consentito l’accesso a privilegi particolari quali alcool, sostanze stupefacenti e prostitute; sempre secondo l’avvocato difensore di Atilla sarebbe stato proprio Zarrab ad aver guadagnato centinaia di milioni di dollari finanziando una sorta di guerra santa economica contro le sanzioni USA, un incarico portato a termine proprio sfruttando la corruzione.

Le accuse volte a Zarrab videro la luce nel 2013 a seguito di un’indagine condotta dall’FBI e da un procedimento in Turchia.  A testimoniare per primo fu James Atwater (agente FBI) seguito a ruota da Lisa Palluconi (funzionario del dipartimento del Tesoro statunitense). L’intero procedimento giudiziario ha preso il via nella giornata di martedì e mercoledì sarebbe stato chiamato alla sbarra Zarrab, ma si prevede che l’intera operazione possa richiedere molto tempo prima di poter essere definitivamente conclusa.

Gli atti giudiziari rivelano che Zarrab si è dichiarato colpevole di tutte i capi d’accusa nella giornata del 26 ottobre ed allo stesso modo si è dichiarato colpevole di ulteriori accuse di corruzione e possesso di merce di contrabbando relative al periodo di detenzione negli States

Dal suo arresto in Florida, nel mese di marzo 2016, Zarrab ha trascorso un lungo periodo di tempo nelle prigioni di New York prima di essere improvvisamente rimesso in libertà: alcune persone informate sui fatti hanno asserito che Zarrab è rimasto in custodia negli USA, ma non nelle prigioni federali.

 

Fonte Bloomberg

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