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Speciale Petrolio: la storia segreta del più grande trade di Wall Street
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La Redazione Articolo pubblicato il 21/10/2017 03:00:09

È il più grande affare dell'anno: o ti sistema, o ti distrugge!



 

Gli uomini erano riuniti, come sempre, nella sala conferenze del primo piano, l’atmosfera però era tesa, l’aria pesante e quegli uomini stavano per fare la scommessa della loro vita: meno di una dozzina di rappresentanti di tre ministeri del governo messicano ed alti dirigenti ella controllata statale Petróleos Mexicanos stavano per fare un grande azzardo: se avesse pagato i profitti sarebbero stati enormi, ma se si fossero sbagliati, allora, avrebbero dilapidato una piccola fortuna invano.

Sette mesi prima, all’inizio di gennaio 2008, il prezzo del barile aveva flirtato con i 100 dollari per la prima volta nella storia, alla fine del mese era tornato a 90 dollari, ma all’inizio di febbraio le quotazioni preso il volo: 103$, 110$, 120$ e poi su fino a superare i 143$ ad inizio luglio.  A scatenare i compratori era la domanda apparentemente insaziabile in arrivo dai paesi emergenti: Cina, Brasile, tutti sembravano affamati di Oro Nero ed il mercato ha reagito di conseguenza; nessuno si attendeva un crash: i più pessimisti pensavano, al massimo, ad una correzione.

Sono passati 11 giorni da quando il WTI scambiava al di sopra dei 140 dollari ed li 22 luglio 2008 questo manipolo di uomini si è riunito negli sfarzosi palazzi del ministero della finanza del Messico, precisamente nella Secretaría de Hacienda y Crédito Público, dove i grandi quadri di Diego Rivera appesi alle pareti raccontano la storia del paese.

Quando “the men from Hacienda” (gli uomini dell’Hacienda), così erano conosciuti, tornarono alle loro scrivanie avevano una missione ben precisa: bloccare, od in qualche modo coprire, i ricavi del governo messicano derivanti dal Petrolio tramite un gigantesco accordo con le banche di Wall Street.  I trading desks di Barclays, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Deutsche Bank, in pochi minuti, furono intasati dalle comunicazioni in arrivo dagli uomini dell’Hacienda: l’ordine era comprare opzioni put tra 66,5 ed 87 dollari per barile e gli operatori delle banche interessate ricevevano le direttive rimanendo letteralmente basiti di fronte ad un operazione sul greggio di dimensioni mai viste prima con un controvalore di ben 1,5 miliardi di dollari.

Il volume complessivo ammontava a circa 330 milioni di barili ed i banchieri da Houston a New York a Londra hanno lavorato senza sosta in una vera e propria corsa contro il tempo al fine di chiudere quella gigantesca transazione; Barclays ha superato tutti ed ha trattato 220 milioni di barili seguita a distanza da Goldman Sachs con 85 milioni di barili.

Scommettere su un crash sembrava una follia ed ancor di più se si guarda a chi gestiva la scommessa, ovvero funzionari pubblici con titoli come “direttore generale per la pianificazione fiscale”: nell’ambiente blasonato dell’Oro Nero decisamente erano una nota stonata, ma gli uomini dell’Hacienda si sono dimostrati particolarmente abili nel prevedere quello che sarebbe accaduto…

Tutti sapevano che il mondo stava per affrontare una crisi finanziaria all’epoca, ma il Messico, grazie ai suoi contatti nel mondo bancario e politico degli Stati Uniti, aveva senz’altro l’occasione per essere meglio informato su quando e come si sarebbe scatenata la tempesta ed inoltre, non dobbiamo dimenticare che era uno dei maggiori esportatori di greggio su scala globale, ragion per cui i dettagli su quanto stesse avvenendo nel mondo finanziario certamente non mancavano e proprio queste informazioni hanno reso ben chiaro agli uomini dell’Hacienda che l’offerta di greggio globale era nettamente superiore alla domanda.

Cosa è successo? Semplice: i prezzi del Petrolio sono crollati avvitandosi su se stessi in una spirale ribassista che sembrava non finire mai con sullo sfondo la peggiore catastrofe finanziaria dopo la Grande Depressione: nel 2009 i prezzi del barile scambiavano ad una media di 55 dollari per barile, ben al di sotto dei 70 dollari che rappresentavano il prezzo medio delle opzioni.

Tra gli artefici di questa gigantesca scommessa troviamo Gerardo Rodriguez: ora è un amministratore delegato di BlackRock, ma all’epoca era uno dei “men from Hacienda”; Rodriguez ha le idee chiare spiega che la chiave del successo è stata solo una: la velocità!

“Bisognava muoversi in fretta, molto in fretta - spiega Rodriguez - all’inizio dell’estate abbiamo visto che la crisi si espandeva velocemente, ma nonostante questo i prezzi del Petrolio erano ancora elevati, stavano ancora salendo e noi abbiamo pensato che avevamo bisogno di una sorta di assicurazione e non potevamo non sfruttare un prezzo di 150$…”.

 

Questo tipo di operazione non è affatto rara, le compagnie aeree, ad esempio, sono solite procedere in questo modo per proteggersi da eventuali incrementi di prezzo ed anche gli Shale producers USA utilizzano tecniche simili per bloccare i profitti, ma mai nessuno ha messo in piedi un’operazione della portata di quella del Messico.

“Il Messico è il più grande business annuale che vede come protagonista il Petrolio”, spiega Goran Trapp (Energex Partners)  “È il business che tutte le banche aspettano, è così grande che o ti sistema l’anno o te lo distrugge!”, commenta Richard Fullarton (Matilda Capital Management); negli ultimi 10 anni il valore nozionale della copertura ha raggiunto l’esorbitante cifra di 163 miliardi di dollari.

L’operazione è semplicemente mostruosa, le cifre in ballo enormi ma, al contrario di cosa si potrebbe pensare, solamente in pochi sono a conoscenza dei dettagli ed il Messico, insieme alle banche coinvolte, fa di tutto per mantenere un profilo molto basso: come spiegano Javier Duclaud e Gerardo García (funzionari di alto livello della banca centrale del Messico) “Minimizzare la sua visibilità è estremamente importante”.

Quella che segue è la storia di come il Messico, sin dai primi anni ’90, abbia progettato quello che è divenuto il più grande e ben congegnato trade sul Petrolio.

 

L’operazione condotta dal Messico ha un enorme valore reale: sino a poco tempo fa il paese basava sul Petrolio circa un terzo delle entrate e questo rendeva la nazione estremamente esposta alle fluttuazioni dei prezzi e proprio fornire una protezione da queste oscillazioni sarebbe il vero obiettivo dell’intera operazione.

Da parte sua il Messico ha mostrato di essere in grado di fare una vera e propria magia in “stile Wall Street”: solitamente trae profitto dalle coperture, proprio come accadde nel 2008 - 2009.  Dal 2001 al 2017 il Messico ha guadagnato 2,4 miliardi di dollari: le sue coperture hanno incassato 14,1 miliardi di dollari ed hanno pagato ben 11,4 miliardi di dollari in fees destinate a banche e brokers.  

L’operato degli uomini della Hacienda non manca di suscitare dubbi: finchè si guadagna tutto va bene, ma se si perde? Il gioco vale la candela, si interrogano da più parti? Ora vediamo cosa potrebbe accadere in questo 2017.  

Nel 2015 il Messico ha guadagnato 6,4 miliardi di dollari e 2,7 miliardi di dollari è stato il guadagno del 2016, ma per quanto concerne l’anno in corso i giochi devono ancora essere fatti: la scorsa estate il Messico ha speso poco più di un miliardo di dollari per l’acquisto di opzioni put con un prezzo base di 38 dollari per barile, ragion per cui se le quotazioni del greggio si manterranno ai livelli attuali i tanto agognati guadagni non ci saranno (sarà necessario attendere una discesa al di sotto dei 38 dollari, ma per sapere come è andata a finire dovremo aspettare dicembre).

A seguire - Saddam Hussein e Le raffinerie di Wall Street

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