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Speciale Venezuela: si può essere ottimisti? SI!



La Redazione Articolo pubblicato il 11/11/2017 10:00:47
Mai dare giudizi affrettati...

 

La speculazione ha cavalcato l’onda innescata dal possibile default del Venezuela ed i CDS relativi sono schizzati alle stelle ed fare da sottofondo a questo movimento troviamo l’orologio che scandisce il tempo da qui al termine dei pagamenti programmati, un orologio che fa tic tac… E le lancette potrebbero presto far suonare la sveglia…

Il pessimismo ha raggiunto livelli da vero e proprio panico ed i CDS indicano una possibilità di default pari al 100% con il presidente Nicolas Maduro che sceglierà di saziare i suoi cittadini lasciando a bocca asciutta gli investitori di Wall Street (e non solo quelli).  

La musica è finita? Gli amici se ne vanno? Il mercato pensa proprio questo, ma il mercato, secondo alcuni analisti e gestori (tra cui Emso Asset Management, AllianceBernstein e Torino Capital) asseriscono che il giudizio sul futuro del Venezuela è stato pronunciato troppo in fretta: PDVSA, a differenza della controllata statale Elecar, ha iniziato a versare quanto dovuto nelle casse degli investitori, anche se con molto ritardo rispetto ai tempi previsti, e questo ha innescato un vero e proprio rally nelle obbligazioni della compagnia.

“Non credo che il Venezuela abbia una vera e propria strategia di ristrutturazione e certamente non penso che abbiano raggiunto la conclusione che un default totale o selettivo sia una strategia efficace e remunerativa dal punto di vista politico” (Patrick Esteruelas, Emso Asset Management, nell’immagine sopra durante una passata intervista sulla situazione della Grecia).

L’opposizione, in più di un’occasione, ha criticato aspramente il governo di Maduro per aver privilegiato il pagamento dei debiti agli investitori nel bel mezzo di una carenza di beni di prima necessità ma, allo stesso tempo, vi è la chiara impressione che dichiarare il default non sarebbe una soluzione politicamente appetibile: un sondaggio condotto dalla locale Datanalisis rivela infatti che il 60% degli intervistati non avrebbe sostenuto un default, anche se questo avrebbe permesso l’ingresso, ad esempio, di cibo e medicinali.

Non sono solo i sondaggi a parlare, ma anche il denaro, quello che è uscito dalle casse di PDVSA: il Venezuela ha testato le “deadlines” per i pagamenti, ma PDVSA ha fatto di tutto per fare arrivare il denaro nelle casse degli obbligazionisti e questo alla faccia delle difficoltà economiche in cui versa la società ed a dispetto delle sanzioni statunitensi.

“Non credo che abbiano fatto tutti questi sforzi per poi andare in default.  Il Venezuela vede tutto questo come un problema “sui generis” e non fanno distinzione tra le varie entità coinvolte quando si tratta di decidere un pagamento” (Francisco Rodriguez, capo economista di Torino Capital, nell’immagine a seguire).

Elecar - la società insolvente citata in apertura - potrebbe essere considerata un “caso a se”: gli analisti ipotizzano che il governo non si sia opposto al default in quanto i 650 milioni di dollari di debito non avrebbero avuto alcun impatto sui bond sovrani o su quelli di PDVSA; la società, inoltre, non dispone di assets internazionali che potrebbero essere presi di mira dagli investitori.

Gli investitori coinvolti nelle vicende del Venezuela, forse, avranno dati più precisi nella giornata di lunedì, quando dovrebbe svolgersi l’incontro sulla situazione del debito tra il governo venezuelano e gli investitori, anche se da più fronti giunge chiaro il messaggio che Maduro tenterà a tutti i costi di evitare il default.

“Se punti ad un default non paghi per mantenere la liquidità” (Shamaila Khan, AllianceBernstein).

 

Fonte Bloomberg


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