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Sterlina e Flash Crash: cosa sappiamo sino ad ora
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La Redazione Articolo pubblicato il 08/10/2016 16:00:01


 

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I fatti sono noti a tutti: nella notte di giovedì 6 ottobre 2016, durante i primi scambi della sessione asiatica, la Sterlina ha ceduto il 6.1% rispetto al Dollaro nel giro di soli due minuti: un vero e proprio Flash Crash!

 

Cosa sappiamo realmente a proposito di quanto è accaduto? A seguire una serie di domande alle quali lo staff di Bloomberg ha tentato di dare una risposta.

 

Cosa ha causato il Crash?

 

Attualmente la Bank of England (BoE) sta indagando: tra le prime ipotesi quella di un “Fat Finger”, un errore umano, ma molte sono le voci che parlano di una presa di posizione troppo irruenta del presidente francese Hollande, che ha invitato l’UE ad essere sostanzialmente poco flessibile nei colloqui relativi alla Brexit.

 

Il crollo si presenta al termine di un’ottava particolarmente impegnativa per la divisa inglese, che ha dovuto far fronte, tra le altre cose, alle dichiarazioni del primo ministro Theresa May che ha paventato una Brexit particolarmente “dura”, con il Regno Unito che potrebbe perdere  l’accesso al Mercato Unico Europeo.

 

Quanto è scesa effettivamente?

 

Qui potremmo aprire un vero dibattito ma, per correttezza nei confronti dei lettori, ci atterremo ai dati diffusi da Bloomberg, che evidenziano un calo ad 1.1841 Dollari, livello più basso dal 1985 ad oggi ma, secondo i dati analizzati, almeno una piattaforma elettronica avrebbe registrato una transazione che vedeva la Sterlina ad 1.1378 Dollari.

 

I guai per il Cable non terminano con il recupero dai minimi e nella sessione di venerdì il calo contro il Dollaro ha ancora tenuto banco.

 

 

 

Un errore umano può scatenare tutto questo?

 

In qualunque modo sia iniziata la vicenda, gli ordini automatici hanno aggiunto ulteriore pressione alle quotazioni e questo è stato possibile in quanto il “disastro” è avvenuto intorno alla mezzanotte (ora di Londra) in un momento in cui la liquidità si presenta particolarmente esigua.

 

Ad un certo punto il Bid Ask Spread (la differenza tra i prezzi ai quali i dealers comprano e vendono e che è anche un indicatore della liquidità) è balzato a 250 volte la media dell’anno passato.

 

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