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Venezuela, è giunta l’ora: Make or Break!



La Redazione Articolo pubblicato il 27/10/2017 15:02:44
È il giorno della verità per il Venezuela: il classico Make Or Break

 

Oggi è il giorno della verità per la controllata statale venezuelana PDVSA che è tenuta a saldare un debito di 842 milioni di dollari entro la giornata odierna; è il più classico dei Make or Break perchè l’azienda - ed il governo - sono già in ritardo sul pagamento di un’altra ingente somma (550 milioni di dollari) ma, in questo caso, non sono previsti “periodi di grazia”: o pagano o gli investitori potranno chiedere il default.

Attualmente non si hanno notizie precise, ma le principali agenzie riportano che i funzionari governativi stanno tentando di rassicurare gli investitori dichiarando apertamente la volontà di saldare il debito; in questo senso è necessario ricordare che i pagamenti internazionali sono sempre stati eseguiti nonostante lo stato di difficoltà in cui versa la nazione, ma il mercato permane in uno stato d’ansia.

Il prezzo dei bonds in attesa di pagamento ha subito forti oscillazioni nel corso della settimana e, ad 82 centesimi sul dollaro, riflette bene la situazione di stress che il mercato sta affrontando.

Cosa possiamo attenderci? Quali sono i possibili scenari? Entriamo maggiormente nel dettaglio!

 

I pagamenti vengono eseguiti in tempo utile

PDVSA riesce a pagare? Benissimo: complimenti per l’organizzazione!  Il debito venezuelano subirà ingenti variazioni, i CDS subiranno un calo e, soprattutto, ci si potrà concentrare maggiormente sull’altra data sul calendario, ovvero quella del 2 novembre, quando PDVSA dovrà “sganciare” altri 1,1 miliardi di dollari…

 

 

Qualche intoppo, ma i soldi arrivano

Questo potrebbe essere uno scenario probabile: PDVSA od il governo venezuelano dichiarano di aver pagato il dovuto, ma alcuni intoppi procedurali impediscono l’arrivo immediato delle somme nei conti degli obbligazionisti; signori: non è mica colpa di PDVSA o del governo venezuelano, la colpa è delle sanzioni USA che complicano la vita praticamente a tutti…   In questo caso gli obbligazionisti potrebbero anche calmarsi: la resa delle obbligazioni è di quelle da non sottovalutare ed in fin dei conti si tratta di pochi giorni di ritardo, un inconveniente che si può benissimo sopportare.   Sostanzialmente, è vero che un solo giorno di ritardo nei pagamenti consente agli obbligazionisti di richiedere un rimborso immediato dell’intero debito (tre giorni di ritardo, invece, conferiscono il via libera all’attivazione dei CDS), ma questo si tradurrebbe in ingenti e verte perdite di capitale, ossia un qualcosa che tendenzialmente tutti vorrebbero evitare.

 

Qualche intoppo, ma i soldi non arrivano in tempi brevi

I detentori di obbligazioni, in questo caso, potrebbero tentare di organizzarsi e quella che potremmo definire una massa critica di investitori in possesso del 25% del debito potrebbe provare a forzare un’accelerazione dei pagamenti.  Questo sarebbe uno scenario complicato ed in molti potrebbero anche esitare nello scatenare un processo che condurrebbe ad un lungo percorso di ristrutturazione: come spiegano alcuni analisti - ma questo lo sapevamo già - se ci sono di mezzo degli avvocati, nulla si muove rapidamente, anche se gli investitori, una volta avviato il processo, potrebbero ripiegare nel caso in cui il Venezuela trovasse il modo di garantire i pagamenti prima che tutti i passaggi burocratici siano espletati.  Questo scenario potrebbe sfuggire di mano se il default non fosse risolto nel giro di 30 giorni: a quel punto la cosa andrebbe avanti.

 

PDVSA dichiara apertamente di non essere in grado di pagare i debiti

È letteralmente uno scenario apocalittico ed il governo di Maduro si scaglierebbe contro gli USA accusandoli di aver creato la situazione in oggetto tramite un sistematico sabotaggio attuato tramite le sanzioni.  in un contesto come quello appena descritto è plausibile pensare che il governo non pagherebbe nemmeno il debito pubblico.  Ora, questo è proprio quello che una massa di economisti suggerisce di fare, ovvero far saltare tutto!  Il debito, sostengono gli economisti in oggetto, è praticamente insostenibile e pagare agli obbligazionisti stranieri quando mancano cibo, medicinali e beni di base in patria è fondamentalmente immorale.  In questo caso i creditori letteralmente si scatenerebbero e sarebbero interessati anche gli assets venezuelani oltremare come, ad esempio, le raffinerie Citgo ed eventualmente anche i carichi petroliferi.  A complicare la situazione sono le sanzioni USA che impediscono al Venezuela di emettere nuovo debito, una condizione che lega le mani alla nazione almeno finchè Maduro rimane al potere.

 

Fonte Bloomberg


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