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Venezuela: è ora di pagare!



La Redazione Articolo pubblicato il 26/10/2017 12:00:14
Da quando i prezzi del Petrolio hanno iniziato il loro declino, a metà del 2014, l’opinione comune vedeva il Venezuela procedere in un lungo e percorso che avrebbe condotto la nazione al default. Ora siamo nel 2017 e, dopo tre anni...

 

Da quando i prezzi del Petrolio hanno iniziato il loro declino, a metà del 2014, l’opinione comune vedeva il Venezuela procedere in un lungo e percorso che avrebbe condotto la nazione al default.  Ora siamo nel 2017 e, dopo tre anni, il fatidico momento potrebbe essere giunto: la controllata statale petrolifera PDVSA deve rimborsare due debiti decisamente ingenti che ammontano rispettivamente a 985 milioni di dollari ed 1,2 miliardi di dollari; non stiamo parlando di un’impresa che sarà difficile portare a compimento, ma di un vero e proprio incubo.

Isolato dalle sanzioni comminate dagli USA, il Venezuela ha già mancato il pagamento di 350 milioni di dollari all’inizio del mese, un debito per il quale ha ancora 30 giorni di tempo per provvedere al rimborso, una sorta di “periodo di grazia”, ma per gli altri debiti la grazia non è cosa concessa alla nazione guidata da Maduro: se i soldi non arrivano gli obbligazionisti possono chiedere il default.

“Questo è il Venezuela: in queste cose è presente una forte disorganizzazione ed ogni giorno che passa è sempre più difficile saldare i debiti” (direttore di Ecoanalitica).

Attualmente vi è un ulteriore debito di 237 milioni di dollari da evadere in tempi brevi, ma il National Public Credit Office non ancora emesso note in merito, ragion per cui gli arretrati ammontano a 587 milioni di dollari…

La situazione è decisamente complicata: se PDVSA provvedesse al pagamento anche con un solo giorno di ritardo gli investitori potrebbero richiedere l’immediato pagamento della somma rimanente  e, mancando i fondi per un’operazione di questo tipo, il Venezuela sarebbe obbligato ad intrattenere colloqui con i creditori al fine di appianare la situazione, ma anche questa sarebbe un’impresa tutt’altro che semplice a causa della sanzioni applicate alla nazione.

Come potrebbe quindi evolversi l’intera situazione? A rispondere a questa domanda è Lutz Roehmeyer (Landesbank Berlin Investment) che spiega: “È meglio che gli investitori ricevano il loro denaro, anche in ritardo.  La maggior parte dei bonds sono contratti con fondi USA o con investitori locali che certamente non saranno propensi a dare il via ad un eventuale default”.

Diverso, ovviamente, il parere degli investitori attivi nel mercato dei CDS, che potrebbero trarre vantaggio dall’implementazione di un default della nazione.

Allo stato attuale il Venezuela potrebbe ancora essere in grado di far fronte ai pagamenti richiesti, in fin dei conti 10 miliardi di dollari in riserve in valuta estera non sono molti per una nazione con un debito di circa 140 miliardi di dollari con investitori stranieri, ma senza dubbio consentono di pagare alcune rate di questo immenso debito.

Il governo Maduro ha già sorpreso in passato il mercato delle obbligazioni portando a termine pagamenti che gli investitori davano ormai per persi.  

La situazione descritta appena sopra, in ogni caso, non muta quella che è l’opinione comune, ossia che, fatto salvo un recupero poderoso dei prezzi del Petrolio, la nazione è destinata in ogni caso al default; a questo proposito il mercato dei credit default swaps indica che il colosso PDVSA ha una probabilità del 75% di dichiarare il default nel corso dei prossimi 12 mesi e del 99% da qui a cinque anni.

 

Fonte Bloomberg


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