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Petrolio: l'OPEC, il cilindro ed il coniglio che non c'è!
(Pag. 2)



Gabriele Picello Articolo pubblicato il 21/04/2017 06:00:21
Allo stato attuale il Cartello ha onorato completamente gli impegni contratti a Vienna, ma gli Shale producers a stelle e strisce si sono anch’essi dati da fare ed il loro output in crescita ha senza dubbio compensato parte dei tagli attuati da OPEC ed altri produttori esterni al Gruppo.

 

Di fatto, nell’ultima parte del 2016 i produttori hanno pigiato sul pedale dell’acceleratore ed hanno creato un contesto in grado di nuocere ai loro stessi fini, se non altro in prima battuta.

Le scorte OECD si attestano al di sopra della media quinquennale di riferimento per 330 milioni di barili nel mese di febbraio ed anche a fronte di un lieve calo presentano un eccedenza superiore a quella del mese di dicembre (286 milioni di barili).

Le proiezioni formulate da Bloomberg prevedono scorte superiori alla media quinquennale per circa 200 milioni di barili nel mese di giugno (termine del periodo di produzione controllata), evento che lascerebbe il Cartello ed i suoi alleati ben lontani dal traguardo previsto.

Non tutti hanno un’opinione così pessimista ed alcuni analisti sottolineano come i dati in nostro possesso non siano ancora sufficientemente dettagliati per consentire una stima affidabile ed a questo proposito vengono citati i volumi stoccati in siti non comuni.

 

Leggi qui un approfondimento sullo stoccaggio di Petrolio nei Caraibi

 

Anche in presenza di dati corretti, molti operatori di settore sembrano riluttanti a dichiarare un fallimento l’iniziativa OPEC ed evidenziano come, molto probabilmente, i tagli verranno estesi al secondo semestre concedendo così ai produttori un tempo maggiore al fine di giungere al risultato desiderato: di questo parere Paolo Scaroni (ex CEO di ENI) che si dice convinto di un protrarsi del periodo di produzione controllata.

 

Dati e dichiarazioni degli interessati con fonte Bloomberg
Grafico interno con fonte EIA
 

 



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