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Bitcoin: ora le banche hanno fame!



La Redazione Articolo pubblicato il 08/10/2017 10:00:45
In prima battuta il Bitcoin era uno strumento utilizzato per effettuare pagamenti senza il tramite delle banche e gli istituti di credito, ma questo lo sappiamo già, non hanno perso l’occasione per bistrattare in ogni modo possibile la valuta digitale per eccellenza

 

In prima battuta il Bitcoin era uno strumento utilizzato per effettuare pagamenti senza il tramite delle banche e gli istituti di credito, ma questo lo sappiamo già, non hanno perso l’occasione per bistrattare in ogni modo possibile la valuta digitale per eccellenza, ma all’epoca non c’erano 100 miliardi di dollari di mezzo, quei 100 miliardi di dollari che rappresentano i capitali investiti in token digitali… E quindi? Quindi, ora, le banche vogliono entrare nella partita e stanno vagliando tutte le opzioni possibili!

Si parte con Goldman Sachs che, tramite un tweet del CEO Lloyd Blankfein, dichiara di essere interessata al mondo delle cryptovalute, ma secondo molti operatori di settore, Goldman non è il solo istituto di credito a voler entrare nel business e molte altre realtà stanno appurando quali siano le condizioni migliori per facilitare l’ingresso degli scambi in valute digitali all’interno del loro business, in fin dei conti il Bitcoin ha messo a segno un rialzo del 300% nel corso di quest’anno…

 

“I loro clienti, sia istituzionali che privati, stanno mostrando interesse; il prodotto è volatile e molto illiquido quando si parla di grossi volumi, ragion per cui si prospetta la necessità di creare una nuova asset class che ha bisogno di essere dotata delle capacità di un broker dealer” (Axel Pierron, A.D. di Opimas).

Fin qui tutto bene, si tratta solamente di “problemi tecnici”, ma il Bitcoin si affaccia a Wall Street portando con se una domanda alla quale sarà necessario dare una risposta, ovvero: “Se le banche sono tenute, per legge, a prevenire il riciclaggio di denaro, come possono gestire un qualcosa di simile ad una valuta, ma che non è emesso da alcun governo e che, per giunta, garantisce l’anonimato ai suoi fruitori?”.

 

La questione è stata recentemente discussa da Jamie Dimon (CEO di JPMorgan Chase & Co) e Larry Fink (CEO di BlackRock) e dalla discussione è emerso che la valuta digitale è stata in gran parte utilizzata da esponenti di organizzazioni criminali; in merito alle cryptovalute si sono espressi anche James Gorman (Morgan Stanley), che ha spiegato come il fenomeno Bitcoin rappresenti ben più che una semplice mania, ed Axel Weber (presidente di UBS Group nonchè ex presidente della banca centrale tedesca) che si è dichiarato alquanto scettico sul futuro della valuta digitale in quanto non è garantita da assets sottostanti.

(In questo contesto spicca decisamente Jamie Dimon che definiva il Bitcoin una frode proprio mentre la sua banca, JPMorgan, ospitava un gruppo di investitori in cryptovalute…).

Quel che è sicuro è che la gestione del Bitcoin sarà nel mirino di tutti i principali regolatori statunitensi o, perlomeno, questo è quello che asserisce Joshua Satten (Sapient Consulting) che spiega: Se foste nei panni del Tesoro USA lo classificherete come un asset class o come una valuta? Se le banche dovessero iniziare a gestire e detenere Bitcoin per conto dei loro clienti sicuramente OCC e FDIC inizieranno ad interrogarsi - leggi indagare - su come gli istituti di credito dichiarino le attività in cryptovaluta nel loro stato patrimoniale e come dichiarino le attività svolte per conto dei clienti”.

 

Cina

Tra le cose che le banche dovrebbero evitare troviamo il mettersi in una forte posizione di contrasto rispetto ai governi che, in alcune occasioni, vedono le valute digitali al pari del classico “fumo negli occhi” (un esempio è la Cina che ha recentemente bloccato le attività che vedono i token digitali nel ruolo di protagonisti) e poi è presente un elevato rischio derivante dalla volatilità del prodotto, che a tutti gli effetti potrebbe creare non pochi problemi, anche se a questo proposito i derivati potrebbero essere d’aiuto (CBOE Holdings, titolare del Chicago Board Options Exchange, ha recentemente annunciato la possibilità, nel corso dell’anno attuale o di quello venturo, di introdurre futures sul Bitcoin e questo potrebbe aiutare i traders a coprire le loro posizioni.  Le banche stanno inoltre vagliando la possibilità di creare appositi derivati, nonchè l’utilizzo della valuta digitale negli scambi finanziari internazionali, un’opzione, questa, che eviterebbe gli scambi in valuta).

Il panorama che si staglia all’orizzonte non è quindi libero da nubi - anche di una certa consistenza - ma se c’è una cosa che non lascia spazio a dubbi è l’interesse degli investitori, uno su tutti il gestore di Hedge Funds Mike Novogratz, che medita di avviare un Hedge Fund da 500 milioni di dollari dedicato interamente agli investimenti in cryptovalute ed ICOs.

Il Bitcoin, in ogni caso, ha già il suo punto di riferimento nel panorama finanziario con Falcon Private Bank che, nel mese di luglio, ha annunciato di essere la prima banca svizzera in grado di offrire ai suoi clienti la gestione di eventuali assets in Bitcoin; negli USA troviamo, invece, Fidelity Investments ed USAA che offrono alla loro clientela la possibilità di visualizzare i lro saldi espressi in Bitcoin a patto che i loro conti siano collegati all’exchange Coinbase.

 

Fonte Bloomberg

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