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Crisi energetica: l’Europa è pronta al collasso



Gabriele Picello Articolo pubblicato il 30/11/2021 12:00:00
“Quanto sta avvenendo mostra quanto il sistema energetico europeo sia esposto alla volatilità dei prezzi delle materie prime ed breve termine c’è ben poco da fare” (F. Roenningen)

 

I prezzi dell’energia, in Europa, sono aumentati rapidamente anche prima dell’inverno ed ora la situazione è pronta a peggiorare sensibilmente con l’arrivo del freddo. Un picco di prezzo dell’energia ha costretto, il mese scorso, alcune aziende del Regno Unito a ridurre la produzione ed a cercare aiuti statali, un triste presagio di quanto potrebbe avvenire in Europa proprio mentre gli stati lottano con la nuova variante del coronavirus: in una situazione del genere i governi potrebbero sperimentare tensioni con gli stati confinanti nel tentativo di proteggere le forniture, mentre le famiglie potrebbero essere costrette a ridurre i consumi e, in extrema ratio, a subire blackout continui.

Il problema è che è improbabile che qualsiasi soluzione arrivi presto dal lato dell'offerta, con gli esportatori russi che si limitano a incanalare solo ciò che deve e il Qatar che afferma che sta producendo ciò che può. L'industria energetica fare i conti con una "distruzione della domanda", ha affermato Fabian Roenningen, analista presso Rysted Energy: “Lo abbiamo già visto negli ultimi due mesi e in molti settori molto probabilmente continuerà e aumenterà.  Nella attuali condizioni non è redditizio, per molti operatori, rimanere in attività”.

Grafico Gas Naturale (TTF, piazza europea) by Tradingview

L’Europa si trova ad affrontare una nuova ondata di covid aggravata dalla presenza della nuova variante: le restrizioni vengono inasprite, in alcuni paesi, mentre i bilanci delle famiglie vengono abbattuti dall'inflazione dilagante e, inoltre, il palesarsi di temperature eccessivamente basse potrebbe determinare ulteriori problemi; un nuovo lockdown come quello implementato in Austria aiuterebbe a frenare la domanda di energia, ma pochi governi sembrano disposti a prendere un provvedimento di tale portata.

Tra gli stati maggiormente a rischio troviamo la Francia, seconda economia europea, dove gennaio e febbraio potrebbero rivelarsi tragici, dal punto di vista energetico, in quanto la produzione delle centrali nucleari risulta ridotta dalla carenza di manutenzione dovuta alla pandemia.

I prezzi dell'energia elettrica sono i più alti dal 2012 e questo proprio mentre un’ondata di freddo è pronta a colpire la regione; lo scorso inverno, il gestore della rete ha invitato le famiglie a consumare meno energia nelle ore di punta e ha attivato alcuni contratti di riduzione della domanda con i produttori quando la situazione è peggiorata: il prossimo passo sarebbe quello di ridurre la tensione attraverso la rete e quindi di eseguire blackout di due ore per regione come ultima risorsa (tutto questo prima delle elezioni presidenziali): “Se c'è una profonda ondata di freddo e non c'è vento, le cose potrebbero diventare difficili data la minore disponibilità di centrali nucleari e la recente chiusura di impianti di generazione dispacciabili a carbone - spiega Nicolas Goldberg, senior manager responsabile dell'energia presso Colombus Consulting - se farà molto freddo e non ci sarà sufficiente vento, allora avremo un problema”.

La Francia è anche un importante esportatore di elettricità nei paesi vicini, il che significa che gli effetti di una crisi si ripercuoterebbero in Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna anche in presenza di una domanda attesa a livelli inferiori a quelli del 2012.

I blackout sono una possibilità, ha avvertito Jeremy Weir, amministratore delegato di Trafigura Group, a cui fa eco Adam Lewis, partner della società commerciale Hartree Partners, che spiega: “Se il clima diventa freddo in Europa, non ci sarà una soluzione di approvvigionamento facile, sarà necessaria una soluzione per la domanda”.

Dal lato dell'offerta, sarà fondamentale ciò che farà la Russia. Il presidente Vladimir Putin ha segnalato che aiuterebbe l'Europa con maggiori forniture per stabilizzare il mercato, ma mentre le spedizioni si sono riprese dopo un crollo all'inizio di novembre, sono basse rispetto allo scorso anno e la quantità di gas che Mosca invierà in Europa a dicembre è ancora un mistero.  Il tanto atteso avvio del gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania dalla Russia allevierebbe la crisi energetica del continente, ma non è affatto chiaro quando il gas inizierà a fluire nelle condotte. 

Il Qatar, il più grande esportatore mondiale di gas naturale liquefatto, afferma che sta già producendo gas a piena capacità. La nazione del Golfo, che ha bassi costi di produzione grazie all'abbondanza di carburante facile da estrarre, riceve ordini ingenti dalla piazza asiatica, in particolare da Cina e Corea del Sud.

Se le cose si mettono davvero male, i paesi potrebbero ricorrere a frenare le vendite di gas naturale ad altre regioni ed uno scenario ancora più estremo potrebbe vederli fermare i flussi di gas ed energia tra loro, scatenando acrimonia politica e colpendo le economie.

L'Unione Europea ha quelli che chiama principi di solidarietà che dovrebbero impedire a qualsiasi stato di bloccare le esportazioni di elettricità o gas e lasciare a corto un altro membro, soprattutto quando si tratta di forniture per le famiglie, tuttavia, tale solidarietà non è mai stata messa alla prova in una crisi su vasta scala e gli operatori di rete affermano di poter interrompere o alterare i flussi di energia attraverso i collegamenti  internazionali se hanno problemi di sicurezza dell’approvvigionamento.

“Quanto sta avvenendo mostra quanto il sistema energetico europeo sia esposto alla volatilità dei prezzi delle materie prime ed breve termine c’è ben poco da fare” (F. Roenningen).

 

Fonte Bloomberg

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