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Federal Reserve: pronti per il rialzo!



Riccardo Zarfati Articolo pubblicato il 13/03/2017 15:00:42
La partita sembra essere finita, con i dati sul mercato del lavoro che lasciano intendere un rialzo dei tassi di interesse sempre più sicuro

 

I giochi sembrano ormai fatti per il primo rialzo dei tassi Usa del 2017, che saranno probabilmente annunciati nella prossima riunione FED del 14 marzo. Gli ultimissimi dati sul lavoro Usa sopra di venerdì sopra le attese e l’inflazione ormai ai livelli programmati dovrebbe togliere ogni dubbio alla Yellen.

 

 

Si arresta quindi la corsa degli indici USA (per una settimana senza record storici), si rafforza il dollaro contro la media delle principali valute (ma non contro euro). Soffrono di conseguenza alcuni emergenti e le materie prime. Queste ultime quasi tutte in profondo rosso con in evidenza il -9,2% del petrolio, penalizzato anche da un ulteriore dato di scorte in crescita. Salgono i rendimenti obbligazionari (quindi prezzi al ribasso), praticamente di ogni tipo ed area geografica.

Si conferma la forza relativa dell’Europa (e del Giappone) che si era prospettata la scorsa settimana. Brilla in particolare l’indice spagnolo, grazie alla forza delle banche e ad una situazione politica percepita come più stabile rispetto ad esempio all’Italia.

Tutto molto coerente quindi nelle principali dinamiche dei mercati. Se non fosse per la nota stonata del forte recupero dell’Euro contro tutte le valute mondiali. In parte dovuto ad un minor rischio percepito sulle prossime elezioni francesi, di cui abbiamo già parlato. Un po’ per le ultime parole di Draghi, insolitamente più cauto sulle prossime mosse della BCE. L’inflazione europea è del resto salita oltre le attese, un maggiore equilibrio è dovuto. Se sia solo un ennesimo rimbalzo difficile dirlo, a mio avviso quota 1.09/1,10 di Eur/Usd rimane lo spartiacque decisivo tra una inversione rialzista o un ulteriore avvicinamento alla parità contro il dollaro.

Sui principali indici non vi sono evidenti segnali di ribasso, ma continuo a pensare che da questi livelli il rapporto tra il rischio ed il rendimento non sia particolarmente favorevole.

 

Riccardo Zarfati
www.onehourtrading.it

 



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